Il vero digiuno

Il vero digiuno

20 febbraio 2026 | venerdì dopo le Ceneri | Is 58,1-9a Mt 9,14-15

Si avvicinarono a Gesù i discepoli di Giovanni e gli dissero: «Perché noi e i farisei digiuniamo molte volte, mentre i tuoi discepoli non digiunano?» (cfr. Mt 9,14-15).

Gesù non è venuto ad abolire la Legge, ma a compierla nel suo vero significato. Per farlo si mette di traverso alle nostre consuetudini. Dice parole nuove e fa cose strane, per stanare le nostre parole vecchie e la nostra mediocrità.

Oggi lo interrogano sul digiuno, i soliti che si sforzano di comportarsi bene e fanno tanti sacrifici, e vanno fuori di testa, quando vedono altri che vivono gioiosamente e non si sforzano come loro.

Ma dobbiamo ricordarci che il digiuno, secondo il vangelo di Matteo, va sempre insieme all’elemosina e alla preghiera, come un tutt’uno che costituisce la vita cristiana. E allora, quello che Gesù fa, a proposito del digiuno, probabilmente vale anche per l’elemosina e la preghiera, e per la vita cristiana nella sua complessità.

Gesù ci provoca proprio sulle nostre pratiche religiose, perché ne valutiamo l’autenticità e l’efficacia, come un ritornare al Signore con tutto il cuore, nell’intimità e nella verità. Adesso ci provoca sul digiuno, facendoci ricordare le parole del profeta Isaia, che sbatte in faccia al popolo i suoi delitti e i suoi peccati (cfr. Is 58,1-9a).

Dice il Signore: «questi mi cercano ogni giorno, dicono di voler fare la mia volontà. Pensando di essere persone giuste e rispettose di tutti i precetti religiosi, allora mi chiedono di ricompensarli e di assecondare i loro desideri. Ma mentre fanno tutto questo, il loro cuore sta da tutt’altra parte. Mi onorano con le labbra, ma il loro cuore cerca la salvezza nel possesso e nelle rivalità».

Ecco, nel giorno del vostro digiuno curate i vostri affari,
angariate tutti i vostri operai.
Ecco, voi digiunate fra litigi e alterchi
e colpendo con pugni iniqui.
Non digiunate più come fate oggi,
così da fare udire in alto il vostro chiasso.

Tanto chiasso e poca fede. Tanto fumo e niente arrosto. Tante parole e poco cuore. Quando vogliamo aggiungere tante pratiche e inventiamo tante devozioni, senza essere mai disponibili alla conversione, al cambiamento di mentalità e di vita, secondo la volontà del Signore.

Ogni tanto dobbiamo fare questa verifica: «Signore, le mie pratiche cristiane e tutta la mia vita sono secondo la tua volontà? Quello che a me pare giusto e sacrosanto è giusto e sacrosanto anche per te? Il mio cuore corrisponde al tuo? Nell’intimità della mia stanza ci sei tu o il mio ego?».

Ad esempio, in questo tempo quaresimale, Dio mi chiede di rinunciare alle caramelle o al caffè o alle sigarette o alla televisione? Forse questo vorresti chiamare digiuno?

Non è piuttosto questo il digiuno che voglio:
sciogliere le catene inique,
togliere i legami del giogo,
rimandare liberi gli oppressi
e spezzare ogni giogo?
Non consiste forse nel dividere il pane con l'affamato,
nell'introdurre in casa i miseri, senza tetto,
nel vestire uno che vedi nudo,
senza trascurare i tuoi parenti?

A questo è legata la nostra felicità, questo rende la nostra vita bella, questo guarisce le nostre ferite, questo mi fa sperimentare la Provvidenza di Dio e non mi farà mancare nulla. Questa conversione, queste pratiche, questa obbedienza alla Parola, ci chiederà certamente di fare delle scelte e delle rinunce, ma nella verità. E ci farà sentire veramente grandi, veramente preziosi, veramente liberi, veramente amati.

Allora invocherai e il Signore ti risponderà,
implorerai aiuto ed egli dirà: «Eccomi!».

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