2 aprile 2026 | Giovedì Santo | Es 12,1-8 11-14 1Cor 11,23-26 Gv 13,1-15
«Questo mese sarà per voi l’inizio dei mesi, sarà per voi il primo mese dell’anno».
Nella Bibbia, il primo di molti ha sempre un valore speciale. Ad esempio, il primo giorno della settimana, il primo comandamento, la prima beatitudine, il primo miracolo di Gesù, la sua prima predica; ci forniscono come una introduzione al resto della settimana, agli altri comandamenti, alle altre beatitudini, ai miracoli e alle parole di Gesù.
Avviene anche a noi, di incontrare qualcuno o di vivere una nuova esperienza e (come si dice?) … Quello che conta è la prima impressione. Vai in una nuova parrocchia e appena entri in chiesa ti fai una mezza idea di quello che ti aspetta. Arriva un nuovo prete e dalla prima predica ti fai un’altra mezza idea…
Quello che è avvenuto in quel primo mese, allora, è come un nuovo inizio, una chiave di interpretazione di tutti gli altri mesi, un’introduzione simbolica a tutta la nostra vita.
Oggi per noi è l’inizio dei mesi. Questa sera per noi è l’introduzione a tutti i giorni; la chiave di lettura, il principio e fondamento di tutta la nostra vita.
Ti devi procurare un agnello «senza difetto» … ma siccome non abbiamo nulla che sia «senza difetto» nella nostra storia e nel nostro cuore, allora ci pensa il Signore a procurarcelo.
… Il Signore Gesù, nella notte in cui veniva tradito, prese del pane e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse: «Questo è il mio corpo, che è per voi; fate questo in memoria di me».
Allo stesso modo, dopo aver cenato, prese anche il calice, dicendo: «Questo calice è la Nuova Alleanza nel mio sangue; fate questo, ogni volta che ne bevete, in memoria di me».
Noi siamo imperfetti per definizione, perché ci manca sempre qualcosa: la forza, il coraggio, la giustizia, la verità, la libertà, la bellezza, la felicità. Ci manca sempre la vita. Allora, la vita ce la dà Dio Padre, attraverso il sacrificio del suo amato Figlio «senza difetto».
Lo mangeranno con azzimi e con erbe amare.
Al popolo, liberato dal Signore, quelle erbe ricorderanno per sempre i giorni amari della schiavitù. Le erbe amare sono il ricordo anche delle nostre schiavitù e delle nostre mancanze, che cerchiamo sempre di mascherare, ma che non possiamo mai ignorare.
Gli azzimi sono il pane non lievitato. Nella vita agricola, a un certo momento dell’anno, si buttava via il lievito vecchio. E in attesa che la massa fermentasse di nuovo si mangiava il pane azzimo, cioè non lievitato.
Al popolo di Dio, liberato velocemente dalla schiavitù dell’Egitto, quel pane significava l’essenzialità e la fretta.
Quando stai in carcere e qualcuno viene a liberarti, non ti stai a preoccupare di riassettare la stanza, ma devi sbrigarti a scappare.
Nella vita siamo chiamati all’essenzialità. Dobbiamo scegliere ogni volta cosa tenere e cosa sia necessario lasciare. Altrimenti diventiamo come degli accumulatori seriali di qualsiasi cosa, relazione, esperienza. Oppure moriamo di stenti, perché perdiamo il necessario nutrimento.
Anche nella vita cristiana e nella pratica della nostra fede, ci sono cose che dobbiamo saper custodire e cose che dobbiamo essere pronti ad abbandonare. Per la sopravvivenza. Non ci si può fare affascinare da qualsiasi novità, né si può rimanere schiavi dell’abitudine e della nostalgia.
E dobbiamo scegliere in fretta.
Ecco in qual modo lo mangerete: con i fianchi cinti, i sandali ai piedi, il bastone in mano; lo mangerete in fretta. È la Pasqua del Signore.
Questa primo giorno dell’inizio di tutti i mesi per noi è l’Eucaristia che stiamo vivendo nella liturgia, che deve in fretta passare alla vita, per non andare sprecata. E il modo ce lo insegna Gesù nostro Signore e Maestro.
Durante la cena, quando il diavolo aveva già messo in cuore a Giuda, figlio di Simone Iscariota, di tradirlo, Gesù, sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, si alzò da tavola, depose le vesti, prese un asciugamano e se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell'acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l'asciugamano di cui si era cinto.
I piedi sono una delle parti del corpo che tendiamo a nascondere. Nell’ambiente in cui è stata celebrata la Cena del Signore erano considerati una delle parti più vergognose del corpo. Tuttora in medio oriente è oltraggioso mostrare i piedi. I piedi non curati sono sporchi, mandano cattivo odore, mostrano tutti i segni del tempo. Possiamo truccare facilmente la faccia, ma difficilmente riusciamo a nascondere i difetti dei piedi.
Oggi Gesù ci insegna che la nostra vita inizia quando lui ci lava i piedi; quando Dio comincia a prendersi cura delle nostre mancanze e delle nostre fragilità. Soprattutto delle più nascoste e imbarazzanti.
Questo giorno sarà per voi un memoriale; lo celebrerete come festa del Signore: di generazione in generazione lo celebrerete come un rito perenne.
La mia felicità comincia quando mi accorgo che il Signore guarda dentro le tenebre del mio cuore e vede le mie fatiche più nere, le ferite più dolorose, i difetti più vergognosi, i calli più resistenti, e tutto ciò che manda cattivo odore. E mi ama ugualmente, prendendosi cura di me. Sempre.
Ogni volta che celebro l’eucaristia, il Signore mi ricorda che sto davanti a persone mancanti, che hanno bisogno di essere riconosciute e amate, prima di ogni altra cosa. Affinché tutti sperimentino la consolazione, la liberazione, la salvezza.
Ogni volta che celebrate l’eucaristia insieme a me, ricordatevi che state davanti alle mie mancanze, che hanno bisogno di essere riconosciute e perdonate, prima di ogni altra cosa. Affinché anche io sperimenti la consolazione, la liberazione, la salvezza.
Noi pensiamo che, quando la vita ci mette davanti a qualche mancanza, dobbiamo trovare il modo di cambiare le cose: noi stessi, gli altri, la società e la comunità cristiana. Invece, oggi, Gesù ci insegna che la salvezza ha inizio quando, davanti a qualsiasi mancanza, comincio ad amare me stesso e gli altri, nella società e nella comunità cristiana.
Quando ebbe lavato loro i piedi, riprese le sue vesti, sedette di nuovo e disse loro: «Capite quello che ho fatto per voi? Voi mi chiamate il Maestro e il Signore, e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi».