Intervento del Vescovo Giampiero alla "pastasciutta antifascista" ad Ascoli Piceno, il 26 luglio 2026.
Buonasera a tutti!
Non posso essere presente alla cena – sono alla festa della Madonna della Marina di S.Benedetto del Tronto e alla liturgia in notturna di Sant'Anna a Centobuchi – ma ci tengo a rendermi presente con questo scritto.
Abitualmente le parrocchie non ospitano iniziative di partiti politici, né di movimenti e di collettivi politici; è questo il motivo del “no” di padre Floribert. Ma perché non sembri che il motivo sia il tema – l’antifascismo – ho deciso, vista la disponibilità di don Daniele e in via eccezionale, di ospitare la cena a San Marcello.
La comunità cristiana, infatti, non vuole sentirsi “tirata per la giacchetta” o peggio “identificata” con un partito o un movimento politico. Scriveva san Paolo VI nel 1971 che «una medesima fede cristiana può condurre a impegni e scelte politiche diverse», escludendo le ideologie incompatibili con il Vangelo (cfr. Octogesima adveniens): c’è qui lo spazio per un pluralismo politico legittimo, che chiede il discernimento e la responsabilità personale di ogni battezzato. Diversamente dal passato, la Chiesa in nessun paese del mondo vuole identificarsi più con un solo partito, ma lavorare per la maturazione di visioni comuni, tra cui si colloca l’antifascismo.
Cerco di spiegarmi: i cristiani e tutti gli italiani sono invitati a ritrovarsi uniti intorno a quei valori sui quali fonda la nostra vita comune, al di là delle differenze di parte, e che sono codificati nella nostra Costituzione. Per noi cristiani è facile aderire a quei valori; ci sentiamo “a casa” nel testo costituzionale, perché in tanti passaggi affonda le sue radici nel Vangelo. Tra quei valori ce ne sono alcuni che, alla luce della nostra storia, furono negati proprio dal regime fascista, che infangò l’Italia nel ventennio. Una pagina così oscura che, chiunque volesse dare nuova vita al partito fascista, si macchia del reato di “apologia del fascismo” sanzionato duramente dalla legge Scelba del 1952.
I cristiani quindi non si dividono sull’antifascismo. Per non perdere la memoria storica, ricordo a tutti che il rapporto tra fascismo e Chiesa si deteriorò totalmente per via delle “leggi fascistissime” del 1925/26, per cui l’Italia perse la libertà di stampa e di associazione, di organizzazione partitica e sindacale; la soppressione dello Scoutismo nel 1927 e le forti limitazioni imposte all’Azione Cattolica nel 1931; le leggi razziali del 1938 e l’entrata in guerra a fianco della Germania il 10 giugno 1940. Il 10 febbraio del 1939 morì improvvisamente Pio XI, che aveva pronunciato molti interventi contro il fascismo e il nazismo; morì alla vigilia di un duro discorso contro i totalitarismi, nel decennale dei Patti Lateranensi, a tal punto che non furono pochi quelli che sospettarono una morte non naturale.
Ad Ascoli, ad esempio, circa quaranta preti furono spiati e schedati; alcuni di loro picchiati, torturati e purgati con olio di ricino; un prete, don Delfino Angelici, della vicina Diocesi di Montalto fu ammazzato per aver difeso alcune ragazze dai soldati nazisti. Il vescovo Squintani di Ascoli fu un protagonista di primo rilievo: salvò la città dai bombardamenti facendola dichiarare “città infermieristica”, impedì la distruzione di piazza Roma scongiurando l’esplosione di un ordigno ad opera dei tedeschi in fuga, salvò la vita a diverse famiglie ebree… In un report dettagliato e segreto al Papa, scritto nel ‘43, e che abbiamo pubblicato in un recente convegno, raccontò questi e altri episodi avvenuti durante la seconda guerra mondiale. Egli volle che alcuni fossero rappresentati nella cripta della Cattedrale. La lotta partigiana, a cui aderirono l’80% dei soldati delle tre caserme di Ascoli, partigiani di area cattolica e di area socialista, per cui Ascoli è medaglia d’oro al valor militare, è raccontata nel mosaico della cripta come un fatto di popolo, e non “di parte”. È persino rappresentata la messa per i partigiani…
Non possiamo non dirci antifascisti. E i rigurgiti di un rinnovato aderire se non ad un partito fascista ad una ideologia fascista sono possibili solo da chi non conosce queste vicende del passato e non si rende conto che sta tradendo la nostra storia e la nostra identità.
Qualcuno ha scritto su un social, criticando la "pastasciutta antifascista": «una comunità non si rafforza esasperando le contrapposizioni ideologiche… una comunità si rafforza riscoprendo il valore della propria identità, della propria storia e della propria coesione». Noi, da cristiani, aggiungeremmo molto di più, fedeli al Vangelo e formati dalla dottrina sociale della Chiesa: una comunità si rafforza promuovendo il valore inalienabile di ogni persona umana, il valore del bene comune, della solidarietà, della sussidiarietà, del dialogo nella verità, come ci ha ricordato Papa Leone XIV nella sua prima enciclica, “Magnifica Humanitas”.
Fuori dal quadro evangelico e dalla dottrina cristiana nel suo complesso, parole come “identità”, “storia”, “coesione” possono essere facilmente strumentalizzate e fraintese in modo da provocare pericolose «fratture ideologiche».
Ad esempio, quando si difende: «Dio, patria e famiglia», senza alcun fondamento biblico, senza alcun riferimento ai nostri valori costituzionali, senza alcuna attenzione alle povertà nostre e degli altri, si può finire in realtà per affermare una posizione di parte, magari contro gli altri, in perfetta contraddizione con il Vangelo.
Scrive Giorgio La Pira, sindaco di Firenze e venerabile in causa di beatificazione:
«Quante revisioni da fare, a questa luce, di certi concetti che sono così alterati - sono ancora pagani! - nella mente di tanti anche cristiani: il concetto di patria, di nazione, di stirpe, di classe e così via».
Le «contrapposizioni ideologiche» sono causate da ogni affermazione lontana dalla verità storica e slegata dalla realtà, proliferano quando ormai non si distingue più il male dal bene, la menzogna dalla verità, l'egoismo dall'amore.
In realtà, l'antifascismo non è forse uno dei valori (non l'unico) della nostra identità, della nostra storia e della nostra coesione, su cui è importante che si converga tutti?
Bisogna sempre ricordare cosa sia stato il fascismo e come sia stato distruttivo per il nostro Paese e per la Chiesa.
Ad esempio, il 5 giugno 1921, il signor D’Orazio, membro del consiglio parrocchiale dell'Azione Cattolica di Borgo d'Arquata, scrive alla Curia vescovile:
«Dopo la chiusura dei circoli locali, avvenuta il giorno 30 del mese scorso, con relativo sequestro, la stessa sera si fece dai fascisti un corteo. Furono pronunciate parole contro le associazioni dell'Azione Cattolica, da diversi si gridò: ”abbasso il Papa e i preti: comandiamo noi”; “Il Papa in latrina”e molte altre espressioni simili».
Così scriveva il signor D’Orazio, cristiano preoccupato della fede e del suo paese e non certo aderente al partito comunista.
Tina Anselmi ebbe modo di dire:
«Il mio primo impegno era nell’Azione Cattolica ed è stata proprio l'Azione Cattolica ad insegnarmi, nel momento in cui ho vissuto l'esperienza partigiana, che quell'esperienza esigeva la presenza dei cristiani»... «Ero a scuola quando i fascisti costrinsero tutti gli studenti a recarsi in Viale Venezia. I fascisti e i tedeschi avevano catturato tanti giovani e li impiccavano sugli alberi di Viale Venezia. Costrinsero noi studenti e la popolazione ad assistere all'impiccagione. Alcuni bambini svennero, altri piangevano, tutti erano sconvolti»... «L'ultima spinta ad entrare nella resistenza me la diede l'assistente di Azione Cattolica. Riprendemmo a discutere della eticità delle leggi dello Stato, che allora venivano invocate per giustificare le impiccagioni e le rappresaglie. Lui disse che la legge che violasse i diritti della persona non solo non era una legge etica, ma che non poteva giustificare queste rappresaglie, e quindi era il massimo di non accettabilità».
Tina Anselmi, fu la prima donna ministro della Repubblica.
Questo scrive il venerabile Giorgio La Pira:
«La ragione del ripudio dell'ideologia fascista sta nel fatto che essi concepivano l'uomo in un certo modo e che in conformità a questa concezione (anti-umana e perciò anticristiana) essi costruivano i loro istituti di oppressione».
Certamente noi cristiani non siamo sempre in piena sintonia con pensieri, idee e azioni di certe parti politiche, sia di destra che di sinistra, ma non possiamo non dichiararci antifascisti, poiché come ricordava l'onorevole Aldo Moro:
«Non possiamo dimenticare quello che è stato, perché questa Costituzione oggi emerge da quella resistenza, da quella lotta, da quella negazione, per le quali ci siamo trovati insieme sul fronte della resistenza e della guerra rivoluzionaria ed ora ci troviamo insieme per questo impegno di affermazione della dignità umana e della vita sociale».
Così concludeva il suo intervento all'Assemblea Costituente,nel marzo del 1947:
«Questa, ripeto, non è ideologia di parte ma una felice convergenza di posizioni».
Ho trovato scritto sui social che qualcuno si dice preoccupato del fatto che «una parte significativa del mondo ecclesiastico e della sinistra abbia trovato una crescente convergenza sui temi quali immigrazione, accoglienza e multiculturalismo»; ecco, noi precisiamo che si tratta di convergenza su alcuni temi, ma non certamente su tutti. E facciamo nostre le parole di Aldo Moro: «non è ideologia di parte ma una felice convergenza di posizioni».
Pertanto, l'insegnamento della Chiesa, fondato sulla Scrittura, sulla Tradizione e sulla Fede dell'intero popolo di Dio, non può che essere anche antifascista.
E questo insegnamento deve essere sempre ribadito anche dal vescovo, che certamente non intende “fare propaganda” a nessun partito politico.
Infatti, così scriveva papa Pio XI, certamente non comunista, già nel 1931:
«Ora eccoci in presenza di tutto un insieme di autentiche affermazioni e di fatti non meno autentici che mettono, fuori di ogni dubbio, il proposito, già in tanta parte seguito, di monopolizzare interamente la gioventù, dalla primissima fanciullezza fino all'età adulta, a tutto ed esclusivo vantaggio di un partito, di un regime, sulla base di una ideologia che dichiaratamente si risolve in una vera e propria statolatria pagana, non meno in pieno contrasto coi diritti naturali della famiglia che coi diritti soprannaturali della Chiesa».
Gianpiero, Vescovo
8 commenti
Dobbiamo ringraziare il Vescovo per la chiarezza del messaggio che non ammette ambiguità.
Dobbiamo prendere atto che di fronte all’ambiguità dei modesti politici che governano il nostro Paese, su temi morali come l’accoglienza e la Pace da alcuni anni l’unico messaggio chiaro non ambiguo è quello che proviene dal Papa e dalla chiesa.
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Non è fuori dal messaggio Cristiano chi festeggia la fine del regime liberticida che tanti lutti ha portato al nostro Paese, onorando la memoria di una famiglia alla quale la teppaglia fascista uccise sette figli;, è piuttosto fuori dal messaggio Cristiano chi usa simboli religiosi per propaganda politica, chi si proclama Cristiano ma respinge il prossimo, chi si riempie la bocca con lo slogan Dio Patria e Famiglia ed opera esattamente al contrario usando Dio per dividere gli uomini, usando la Patria per respingere il prossimo e seminando il Paese con le proprie numerose famiglie..
È un onore sapere che il “mio” Vescovo sia un uomo così illuminato e all’avanguardia. Finalmente ad Ascoli, dopo anni di oscurantismo ecclesiastico, si intravede un barlume di rinnovamento, svecchiamento , di speranza, di carità, di umanità, di accoglienza, di perdono peculiarità del nostro essere cristiani ed uomini e donne protagonisti della storia.
Bellissimo intervento del vescovo Mons. Gianpiero Palmieri, una lezione di storia, di identità cristiana, di responsabilità civile rivolta a chi si professa cristiano e a chi non sente la propria appartenenza alla chiesa.