21 febbraio 2026 | sabato dopo le Ceneri | Is 58,9b-14 Lc 5,27-32
Ai farisei non sta bene che Gesù mangi con i suoi discepoli, invece di digiunare, poiché così facendo egli mette in discussione ogni pratica religiosa, che non tocchi dal cuore, cioè che non riguardi la vita e abbia conseguenze sulle decisioni.
Torna la domanda del primo giorno di quaresima: perché sei cristiano? E insieme tante altre domande: perché segui Gesù? Perché preghi? Perché digiuni? Per essere gratificato o perché sei grato? Per acquisire meriti o per amore?
Molti vivono la fede come un’oppressione anziché un incontro liberante. Un ulteriore impegno, invece che il fondamento della propria felicità. E allora è facile puntare il dito contro chi non fatica allo stesso modo, parlare male di chi non si impegna (cfr. Is 58,9b-14).
Gesù vide un pubblicano di nome Levi, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi!». Ed egli, lasciando tutto, si alzò e lo seguì.
Invece Gesù preferisce la compagnia dei peccatori, cioè di quello che non ce la fanno, degli incoerenti e degli inadempienti, dei lontani e degli scomunicati. E mangia con loro.
I farisei e i loro scribi mormoravano e dicevano ai suoi discepoli: «Come mai mangiate e bevete insieme ai pubblicani e ai peccatori?» (cfr. Lc 5,27-32).
E così accade sempre. Quelli che si impegnano e si sforzano di essere coerenti e fanno tanti sacrifici e rinunce e acquisiscono meriti, davanti al Vangelo che annuncia l’Amore di Dio per tutti, loro mormorano e rosicano.
Tutti gli altri, pieni di stupore, scoprono che la vita cristiana non è principalmente un impegno da assolvere, ma essenzialmente un dono da ricevere. E si rallegrano e godono, perché da malati sono convertiti in guariti, non dal loro sforzo, ma dalla misericordia del Signore.
«Ti guiderà sempre il Signore,
ti sazierà in terreni aridi,
rinvigorirà le tue ossa;
sarai come un giardino irrigato
e come una sorgente
le cui acque non inaridiscono».
E anche oggi, all'inizio della quaresima, alcuni rosicano e altri si rallegrano.