La sterilità e la seguela

La sterilità e la seguela

La sua rivale per giunta l'affliggeva con durezza a causa della sua umiliazione, perché il Signore aveva reso sterile il suo grembo. Così avveniva ogni anno: mentre saliva alla casa del Signore, quella la mortificava; allora Anna si metteva a piangere e non voleva mangiare. Elkanà, suo marito, le diceva: «Anna, perché piangi? Perché non mangi? Perché è triste il tuo cuore? Non sono forse io per te meglio di dieci figli?» (cfr. 1Sam 1,1-8).

 C’è una comune sterilità nella vita di tutti: i desideri non realizzati, il bene che sembra sempre sconfitto dal male, la morte che vuole inghiottire ogni cosa. Soprattutto, c’è la sterilità del nostro peccato.

Gesù viene in ogni sterilità a proclamare la bella notizia della salvezza:

«Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino» (cfr. Mc 1,14-20).

È finito il tempo della sterilità. Questo mondo, che sembra un deserto inabitabile, in realtà diventa un giardino rigoglioso, un luogo meraviglioso da abitare.

«Convertitevi e credete al vangelo».

Gesù passa nella nostra vita, vede la nostra faticosa ricerca di felicità e ci chiama a seguirlo, affinché la nostra vita sia feconda e nulla vada perduto. Come vide Simone e Andrea, Giacomo e Giovanni, oggi posa il suo sguardo su di noi e ci dice:

«Venite dietro a me».

Quando decido di seguire la Parola di Gesù, non so sempre dove mi porterà né chi mi farà incontrare. Ma so che solo dentro questa obbediente sequela sta la fecondità della mia vita e la felicità vera.

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