Ubriachi o credenti

Ubriachi o credenti

Nella sua sterilità, Anna si mise a pregare il Signore (cfr. 1Sam 1,9-20). Sente che Dio non è indifferente al suo dolore. È vera fede o un’illusione, come una ubriacatura? Non è sempre ben definito il confine.

Sappiamo che il suo volto non fu più come prima, cioè che la sua vita è trasformata dall’incontro con il Signore.

Il mattino dopo si alzarono e dopo essersi prostrati davanti al Signore, tornarono a casa... Elkanà si unì a sua moglie e il Signore si ricordò di lei... Anna concepì e partorì un figlio e lo chiamò Samuele, «perché - diceva - al Signore l'ho richiesto».

Il vangelo oggi ci parla di un altro incontro con il Signore. Un uomo ascolta Gesù, mentre assolve ai suoi doveri religiosi. Ma in quell’insegnamento trova qualcosa di più grande, che un semplice rito.

In quel tempo, Gesù, entrato di sabato nella sinagoga, insegnava. Ed erano stupiti del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come gli scribi (cfr. Mc 1,21b-28).

La parola di Gesù ci mette in discussione e contesta i nostri pensieri, fino a farci uscire dalla formale religiosità e dai riti consueti. La Parola di Gesù ha la forza di stanarci e di rivelare se siamo suoi discepoli o dei semplici infatuati: credenti o ubriachi.

E, allora, come in quel giorno di sabato nella sinagoga, anche qui oggi, tra le preghiere abitudinarie, nel cuore di qualcuno può affiorare la domanda del vero credente, come un grido.

«Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!».

Il Signore ci conceda la grazia, ogni volta che lo incontriamo nella preghiera personale, nell’ascolto della Parola e nell’Eucaristia di domandarci con sincerità: «Che vuoi da me Signore, oggi? Che c’entri con la mia vita? Quali sono i segni della tua salvezza?».

E chiunque mi veda si accorga che, la mia vita non è più come prima, dopo averti incontrato, o Signore.

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