Allora Eli comprese che il Signore chiamava il giovane. Eli disse a Samuele: «Vattene a dormire e, se ti chiamerà, dirai: "Parla, Signore, perché il tuo servo ti ascolta"». Samuele andò a dormire al suo posto. Venne il Signore, stette accanto a lui e lo chiamò come le altre volte: «Samuele, Samuele!». Samuele rispose subito: «Parla, perché il tuo servo ti ascolta» (cfr. 1Sam 3,1-10.19-20).
La vita cristiana è sostanzialmente: rispondere a una chiamata, a una vocazione – diciamo. Non siamo noi a cominciare e a prendere l’iniziativa, ma è sempre il Signore che ci precede con il suo Amore.
Come è avvenuto a Elkanà e Anna, chiamati a essere genitori. E poi, a Samuele, che sarà profeta. Avviene anche nella quotidiana di Simone e Andrea, Giacomo e Giovanni. Dopo aver insegnato nella sinagoga, rivelandoci che la sua Parola ha a che fare con la nostra vita, Gesù chiede subito ospitalità nella nostra casa.
Subito dopo la sinagoga a casa. Subito dopo la liturgia, la vita. I due luoghi inseparabili in cui Gesù decide di stare con noi.
La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei (cfr. Mc 1,29-39).
Perché Gesù vuole stare con noi? Perché siamo i migliori? Perché lo abbiamo invocato più di tutti gli altri? Perché abbiamo tanta fede? No. Gesù vuole stare con noi, perché siamo affetti da varie malattie e abitati da desideri cattivi di dominio, di possesso, di superiorità.
E, invece, la felicità sta nel servire, cioè nello stare all’ultimo posto con Gesù e donare la propria vita a tutti, come ha fatto con noi Gesù.
Chiediamo la grazia al Signore di ripartire da ogni eucaristia, consapevoli di non essere chiamati a primeggiare ma a servire. Non a combattere gli altri, ma a far conoscere loro la salvezza.
E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando i demòni.