Dov'è il regno dei cieli?

Dov'è il regno dei cieli?

Siamo agli inizi del tempo ordinario nella liturgia domenicale (terza domenica) e siamo all’inizio della predicazione di Gesù, secondo la narrazione dell’evangelista Matteo, che ci accompagna in questo anno.

Quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella Galilea, lasciò Nàzaret e andò ad abitare a Cafàrnao, sulla riva del mare, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaia (cfr. Mt 4,12-23).

Non a caso l’evangelista specifica che siamo in Galilea e deve anche giustificarsi, con una citazione del profeta Isaia, perché Gesù comincia la sua missione in una terra di periferia, generalmente contaminata e disprezzata.

Ricordo che l’8 dicembre 2015 fu aperta la porta santa nella basilica di San Pietro, in occasione del Giubileo straordinario della Misericordia. E papa Francesco volle anticipare al 29 novembre l’apertura della porta santa a Bangui, che probabilmente non ricordiamo neppure dove si trovi: nella Repubblica Centrafricana, un luogo ferito dalla guerra, da tanta sofferenza e probabilmente da tanta nostra indifferenza.

Nella terra di Zabulon e Neftali il popolo di Israele aveva sconfitto i Madianiti, con un esercito improbabile, senza neanche combattere, obbedendo alla Parola del Signore. Ci sono tenebre che non si possono vincere, senza l’obbedienza a Dio.

Oggi il vangelo ci rivela che la Parola del Signore ci raggiunge nella periferia della nostra esistenza, nelle nostre storie interrotte, nei margini imperfetti delle nostre relazioni, negli angoli in cui nascondiamo la sporcizia e cerchiamo di nascondere. Il Signore sta in quei luoghi che nessuno vorrebbe abitare e nelle persone che sembrano non avere nulla di buono. Il Signore sceglie di portare la salvezza nella vita di tutti, sempre e comunque, fino a raggiungerci persino nel mare dell’ambiguità e del nostro peccato. E continua a compiere prodigi.

Il popolo che camminava nelle tenebre
ha visto una grande luce;
su coloro che abitavano in terra tenebrosa
una luce rifulse (cfr. Is 8,23b-9,3).

Anzi, la nostra desolazione e le nostre sconfitte, raggiunte dalla Parola del Signore, diventano un luogo bellissimo: il regno dei cieli.

Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino».

Il regno dei cieli non è semplicemente qualcosa che accadrà nel futuro o addirittura dopo la nostra morte. Dice Gesù che il regno dei cieli è vicino, qui e oggi, a portata di mano. È un tema fondamentale per l’evangelista Matteo.

Il regno dei cieli è l’opera del Signore nella storia, la luce che illumina le tenebre, la vita stessa di Dio.

Il regno dei cieli è Gesù che mi raggiunge dentro la vita di tutti i giorni, qualunque sia la mia vita, qualunque sia la mia distanza, qualunque sia la mia fatica, qualunque sia il mio dolore, qualunque sia la mia ambiguità, qualunque sia il mio peccato; Gesù viene nella confusione della mia Galilea, mi vede, si accorge di me e mi chiama, come Simone e Andrea, suo fratello, come Giacomo e Giovanni, suo fratello.

Il regno dei cieli è Gesù che ci strappa dalla desolazione quotidiana e trasforma la nostra vita in qualcosa di meraviglioso. Per questo ci dice: «Convertitevi!», cioè «cambiate mentalità, cambiate abitudini, cambiate prospettiva». «Venite dietro a me», seguitemi.

Chi è cristiano? Chi va dietro a Gesù. Come può la tua vita essere meravigliosa come il regno dei cieli? Vai dietro a Gesù, accogli la sua Parola, segui il suo Vangelo.

L’apostolo Paolo si accorge che tanti fanno finta; che sono discepoli di Gesù solo a chiacchiere; che si dichiarano cristiani solo in teoria o per abitudine. E allora chiede: «Ma nei fatti, voi a chi state andando dietro?» (cfr. 1Cor 1,10-13.17).

Tu chi segui? A chi concedi il primo posto? Da chi dipendi? Qual è il tuo primo pensiero al mattino? E la prima cosa che fai? E quali sono i tuoi discorsi? Cosa auguriamo alle persone a cui vogliamo bene?

A questa domanda dobbiamo rispondere ora, come Simone e Andrea, Giacomo e Giovanni, che «subito lasciarono le reti e lo seguirono», perché il regno dei cieli è vicino, è qui.

Gesù percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo.

Io non seguo Gesù per dovere, ma per gratitudine. Non obbedisco alla sua Parola per dovere, ma perché ho sperimentato che nella sua Parola sta la mia felicità. Non provo a vivere il Vangelo per dovere, ma perché il Vangelo mi ha guarito da ogni sorta di malattia e infermità.

Chiediamo la grazia di lasciare tutto quello che ci impedisce il cammino e di seguire Gesù. Decidi oggi se accontentarti della sopravvivenza o desiderare una vita piena, vera, bella, felice, eterna.

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