29 marzo 2026 | domenica delle Palme: Passione del Signore Is 50,4-7 Fil 2,6-11 Mt 26,14
Gesù entra finalmente a Gerusalemme, cavalcando un puledro di asina, secondo la profezia antica. E come aveva fatto il re Davide, quando prese possesso della sua città. Non è un segno di umiltà, ma una dichiarazione di possesso. Gesù entra nella sua Città, attraversandola.
E tutti stendono i propri mantelli sulla strada, perché egli vi passi sopra. Nella Bibbia il mantello era l’identità stessa della persona. Come a dire: «Non solo devi attraversare la Città, ma anche le strade della mia vita». La Città è vecchia e stordita dalla confusione. Le strade sono strette, ancora sporche, sempre insicure, soprattutto nell’ora delle tenebre. La nostra storia è ambigua e la mia vita faticosa.
Fratelli e sorelle, oggi Gesù Cristo, il Figlio di Dio, attraversa la nostra città e la nostra storia, viene a prendere possesso della nostra vita. Viene a proclamare che noi non siamo in balìa della casualità e della sorte, ma apparteniamo a lui.
E anche noi, come la folla di Gerusalemme, ci domandiamo: «Chi è costui, che vuole regnare su di noi?» (cfr. Mt 21,1-11). Chi è costui, che ci raggiunge proprio nei luoghi dove non vorremmo abitare e nelle situazioni dalle quali vorremmo fuggire?
Gesù Cristo, il Figlio di Dio, viene ad abitare anche la nostra vita e le nostre città, come un servo, che fa la volontà del Padre. Non si oppone, non grida, non occupa posizioni strategiche. «Non spezzerà una canna già incrinata, non spegnerà una fiamma smorta». Egli attraversa la storia, presentando il dorso ai flagellatori, le guance a coloro che gli strappavano la barba; non ha sottratto la faccia agli insulti e agli sputi (cfr. Is 50,4-7).
Egli è Dio, che non rivendica privilegi, ma rinuncia a se stesso in nostro favore, rinuncia alla sua vita per donare tutto a noi. Egli rivela il cuore del Padre, che ci ama da peccatori, fino alla morte di croce (cfr. Fil 2,6-11), ritenendo che la vita di coloro che lo stanno uccidendo sia più importante della sua stessa vita.
E così vince il mondo. Con l’Amore. Egli abita la nostra vita, con l’Amore. Egli risponde al mio tradimento e al mio peccato, continuando ad amarmi, fino alla morte e alla morte di croce.
La felicità non è quando vinco e riesco in tutto; quando sono amabile, coerente, devoto, infallibile, invulnerabile. Ma quando amo, come Dio. Quando rispondo al male con l’amore, come Dio.