Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo» ( Mc 1,14-15).
Questa è la sintesi della Parola e dell’opera di Gesù: il regno di Dio non è un luogo o un’idea, ma il tempo in cui Gesù stesso attraversa la nostra vita, tocca il nostro cuore e chiama a seguirlo.
Convertirsi e credere significa incontrarlo nella propria quotidianità e riconoscerlo come Signore e seguire la sua Parola, ovunque voglia condurci. Come hanno fatto Simone e Andrea, Giacomo e Giovanni, Levi il figlio di Alfeo.
Come il regno di Dio, anche il Vangelo è Gesù stesso, il quale ci annuncia la bella notizia che Dio è un Padre che ci ama tutti e ci ama sempre. E per questo ci guarisce dal male e da ogni impurità, ci libera dalla confusione dei nostri desideri, ci salva da ogni paralisi, specialmente da quella del cuore.
Gli spiriti impuri conoscono Gesù, ma non lo accolgono. Gli scribi conoscono le Scritture, ma si oppongono alla Parola. I farisei sono esemplari per devozione e per comportamento, ma contestano la volontà di Dio.
Allora gli scribi dei farisei, vedendolo mangiare con i peccatori e i pubblicani, dicevano ai suoi discepoli: «Perché mangia e beve insieme ai pubblicani e ai peccatori?» (cfr. Mc 2,13-17).
Chi presume di essere più giusto degli altri e migliore di tutti, ha paura di un Dio misericordioso e mormora contro la sua volontà: «Non va bene quello che dici, non è giusto quello che fai, non è raccomandabile la compagnia che scegli».
La storia ci insegna che i più bravi, belli, forti e devoti, come Saul (cfr. 1Sam 9,1-4.17-19.26a;10,1a) fanno una brutta fine e una pessima figura.
Udito questo, Gesù disse loro: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori».