Quando Dio si fa carne

Quando Dio si fa carne

Nella Creazione, Dio ha impresso nelle sue opere il segno di una grande promessa di felicità. Il tempo di Avvento è l’occasione che la Chiesa ci offre per fare il punto della situazione sulla promessa di Dio.

Oracolo su Duma.
Mi gridano da Seir:
«Sentinella, quanto resta della notte?
Sentinella, quanto resta della notte?".
La sentinella risponde:
"Viene il mattino, poi anche la notte;
se volete domandare, domandate,
convertitevi, venite!" (Is 21,11-12).

A che punto siamo con la promessa di Dio? Siamo fermi alle parole? Qualcosa si è realizzato? Qualcosa manca? Dio ha realizzato compiutamente le sue promesse? Non so rispondere. Ma la domanda più interessante può essere: come guardo la promessa di Dio, oggi? E come guardo il mondo, a partire da questa promessa?

Maria guarda Dio e il mondo in questa prospettiva nuova.

E ce lo esprime attraverso un canto, che è il racconto di una novità, con parole antiche. È come se lo Spirito Santo suggerisse a Maria di esprimere una novità assoluta e mai vista da alcuno, con parole antiche e riconosciute da tutti.

Potrebbe essere un primo esercizio in questo tempo di Avvento: cercare Dio nelle solite cose quotidiane e riconoscerlo a partire dalle esperienze ordinarie della vita. Nelle solite cose la novità e nella quotidianità la salvezza.

Il nuovo sguardo su Dio

Maria, dopo un lungo e faticoso viaggio, è arrivata a casa dei suoi parenti. Incontra Elisabetta, la saluta, ma il suo sguardo è rivolto innanzitutto verso Dio. Non risponde niente a Elisabetta.

In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo . Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: "Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo . E beata colei che ha creduto nell'adempimento di ciò che il Signore le ha detto".

Allora Maria disse:
L'anima mia magnifica il Signore
e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore… (Lc 1,39-47).

Dio è il Signore, Adonai, il Potente, il Santo, il terribile da guardare, colui che non si conosce. Ma, nello stesso tempo, il «mio salvatore». Dico che Dio è irraggiungibile e inafferrabile, ma posso dire anche che è «mio». Tante volte mi sembra tanto lontano e incomprensibile e tante altre volte lo trovo dentro di me, che parla al mio cuore, come con un amico.

Ma quando fisso lo sguardo su Dio, allora acquisisco un nuovo sguardo su di me. E quando Maria guarda Dio, anche si sente guardata da Lui e scopre la verità su se stessa.

Perché ha guardato l'umiltà della sua serva.
D'ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata (Lc 1,48).

La conoscenza di Dio senza la conoscenza di sé genera presunzione. La conoscenza di sé senza la conoscenza di Dio genera disperazione. Credo sia stato questo l’inganno originale del serpente.

Un secondo esercizio di avvento potrebbe essere: lasciarsi visitare e guardare da Dio e riconoscere la propria povertà e piccolezza davanti al suo amore.

Da questo riconoscersi scaturisce la gioia e l’esultanza: «il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore». La gioia e l’esultanza scaturiscono dal cuore e dalle vicende della propria vita, dalla propria esperienza.

Quanto è importante la propria esperienza, per rintracciare la grandezza di Dio, la propria piccolezza e la propria felicità, che è dono di un amore grande e non una conquista meritata.

E allora, un terzo esercizio di avvento: scrivi la tua storia in poche righe, in cui racconti quando e dove hai incontrato Dio e cosa è cosa è cambiato nella tua vita, dopo ogni incontro.

Grandi cose ha fatto per me l'Onnipotente
e Santo è il suo nome;
di generazione in generazione la sua misericordia
per quelli che lo temono.

Un nuovo sguardo sul mondo

Come si concilia l’esperienza di meraviglia e di amore di Maria, all’inizio della salvezza, con quello che vediamo oggi nel mondo?

Non è necessario molto tempo per fare l’elenco di tutto quello che non funziona nel mondo: le ingiustizie, le violenze, le povertà, ogni genere di male.

Che cosa ha fatto Dio nel mondo e nella storia?

Ha spiegato la potenza del suo braccio,
ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;
ha rovesciato i potenti dai troni,
ha innalzato gli umili;
ha ricolmato di beni gli affamati,
ha rimandato i ricchi a mani vuote.

Una serie di potenti verbi all’aoristo, che parlano di una novità radicale, improvvisa e irreversibile: ha disperso, ha rovesciato, ha innalzato, ha ricolmato, ha rimandato a mani vuote. Da una parte stanno i superbi-potenti-ricchi e dall’altra stanno gli umili-affamati.

Eppure non abbiamo assistito a una rivoluzione sociale. Neanche è iniziata una equa distribuzione dei beni sulla terra. Neanche i potenti e i ricchi hanno smesso di dominare i poveri. Maria e Giuseppe hanno ancora avuto a che fare con Erode e sono dovuti fuggire.

Questa novità è il regno di Dio e accade nella fede, ma non per questo è meno efficace ed evidente. Anzi, il contrario.

È come se, dalla creazione del mondo, per millenni un tesoro fosse stato nascosto nel terreno della storia. E finalmente, ora, questo tesoro è stato trovato, come dice la parabola.

Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo; un uomo lo trova e lo nasconde; poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo.Il regno dei cieli è simile anche a un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra (Mt 13,44-46).

Il tesoro appena trovato svaluta tutte le altre monete. La perla appena trovata, fa perdere valore a tutto il resto. Così è il regno di Dio, che adesso si rivela.

E ora a voi, ricchi: piangete e gridate per le sciagure che cadranno su di voi! Le vostre ricchezze sono marce, i vostri vestiti sono mangiati dalle tarme (Gc 5,1-2).

È cambiato il parametro e la misura del mondo. Ecco la novità.

Dice Maria: «Prima si cercava la vita nelle cose possedute, nelle relazioni soddisfacenti, nei progetti realizzati, negli impegni pianificati, nelle proprie capacità, nei meriti e nei profitti. E qual è il risultato? La perdita della vita, dietro a ciò che non rende felici. La violenza, la divisione, l’insoddisfazione, la morte».

«Adesso puoi cercare la vita secondo l’amore di Dio, che agisce nella storia. Puoi cominciare a sentirti amato, anche se non hai nulla, se non sei all’altezza, se fallisci, se non sei capace, se non meriti e non produci niente. E puoi cominciare ad amare chi non ha niente, chi non è all’altezza, chi fallisce, chi non è capace, chi ti ha deluso e non ha soddisfatto le tue aspettative. E scopri che in questo sta la felicità e la vita».

«Adesso sai quello che illude e quello che salva. Adesso lo sai!».

Cosa accade a Natale? A Betlemme arrivano i ricchi, i notabili e i mercanti di Israele con le loro cavalcature e sono accolti con grandi reverenze. Arrivano Giuseppe e Maria e, annota l’evangelista, «per loro non c'era posto». Apparentemente nessun rovesciamento. Ma oggi nessuno si ricorda di quei ricchi, che quel giorno se ne erano stati riposati, sazi e riveriti. Nessuno si ricorda di loro. Veramente sono stati rimandati a mani vuote. Invece, stiamo qui a ricordare Giuseppe, Maria e il bambino.

Davvero deve esserci stato un rovesciamento.

Ma come è potuto accadere?

Maria ce lo spiega alla fine del suo canto.

Ha soccorso Israele, suo servo,
ricordandosi della sua misericordia,
come aveva detto ai nostri padri,
per Abramo e la sua discendenza, per sempre".

Questo rovesciamento è il segno di un evento più grande, che è la venuta del Messia, cioè il compimento di tutte le promesse di Dio.

Una volta si diceva: «Alza la tua mano… Rinnova i segni e ripeti i prodigi… glorifica la tua mano e il tuo braccio destro… Affretta il tempo e ricordati del giuramento, e si narrino le tue meraviglie… Abbi pietà, Signore, del popolo chiamato con il tuo nome, di Israele… risveglia le profezie fatte nel tuo nome» (cfr. Sir 36,1-17).

Adesso Maria dice: «Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi…; ha rovesciato i potenti…, ha innalzato gli umili; ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote».

Una volta si diceva: «ricordati!». Adesso Maria dice: «si è ricordato della sua misericordia e ha soccorso Israele».

Ha soccorso Israele, suo servo,
ricordandosi della sua misericordia,
come aveva detto ai nostri padri,
per Abramo e la sua discendenza, per sempre".

Con il cambiamento dei tempi verbali Maria ci canta il cambiamento della storia.

Un quarto esercizio di avvento: a cosa do importanza ogni giorno? Quali sono le priorità e i preferiti nella mia vita personale e nella vita ecclesiale? Da quale paradigma sono mosse le mie decisioni e le scelte della comunità cristiana?

Il modo dell’incarnazione

Per affrontare le nostre questioni quotidiane – adesso va di moda dire: per fare discernimento -, dobbiamo considerare anche le modalità con cui ci raggiunge la salvezza, attraverso la testimonianza di Maria.

Dio realizza la sua promessa in umiltà, debolezza e povertà: nel nascondimento.

Non c’è alcuna novità nel contenuto del canto di Maria. Accade quello che doveva accadere. Dio realizza le antiche promesse e compie i segni che tutti si aspettavano.

Quando si discute sulle decisioni da prendere, in famiglia e nella Chiesa, raramente dobbiamo inventarci qualcosa. Sappiamo già cosa è necessario fare. E infatti, moltiplichiamo le riunioni e inventiamo convegni, ma le conclusioni solo sempre le stesse, grosso modo, di ottanta o cento anni fa. Non c’è la necessità di celebrare un nuovo Concilio, ma di realizzare quello precedente, che riaffiora continuamente in tutta la sua attualità.

Non abbiamo bisogno di altri contenuti. Abbiamo la Scrittura, l’insegnamento della Chiesa e l’esperienza delle nostre comunità. La novità sta nella modalità con cui Dio realizza la sua promessa. La novità sta nel modo in cui noi portiamo avanti le decisioni intraprese.

Dio ha scelto di salvare il mondo, non semplicemente facendo qualcosa per i poveri e gli umili, ma facendosi povero e umile. La novità sta nell’aver trasformato l’oggetto della salvezza, nella modalità della salvezza.

In quel tempo, a Gerusalemme c’erano tante ragazze, figlie di sommi sacerdoti, ricche e colte. Anche a Nazaret c’erano ragazze più in vista di Maria. Ad esempio, avrebbe potuto scegliere la stessa Elisabetta come madre del Messia e il sommo sacerdote Zaccaria come padre, saltando tutto quel passaggio della voce nel deserto che deve preparare la via del Signore. Invece di Giovanni Battista, avremmo avuto direttamente Gesù Cristo, come coronamento di un santo matrimonio e benedizione per tutto il popolo Israele.

E invece, no. Il Messia nasce da un matrimonio squalificato, da genitori costretti a fuggire e a nascondersi, come un emarginato, anziché un principe.

Questo non è un incidente, ma la novità!

Conclusione

Allora abbiamo, in Maria, uno sguardo nuovo su Dio:

Dov'è il sapiente? Dov'è il dotto? Dov'è il sottile ragionatore di questo mondo? Dio non ha forse dimostrato stolta la sapienza del mondo? Poiché infatti, nel disegno sapiente di Dio, il mondo, con tutta la sua sapienza, non ha conosciuto Dio, è piaciuto a Dio salvare i credenti con la stoltezza della predicazione. Mentre i Giudei chiedono segni e i Greci cercano sapienza, noi invece annunciamo Cristo crocifisso: scandalo per i Giudei e stoltezza per i pagani; ma per coloro che sono chiamati, sia Giudei che Greci, Cristo è potenza di Dio e sapienza di Dio. Infatti ciò che è stoltezza di Dio è più sapiente degli uomini, e ciò che è debolezza di Dio è più forte degli uomini.

E, di conseguenza, uno sguardo nuovo su di noi:

Considerate infatti la vostra chiamata, fratelli: non ci sono fra voi molti sapienti dal punto di vista umano, né molti potenti, né molti nobili. Ma quello che è stolto per il mondo, Dio lo ha scelto per confondere i sapienti; quello che è debole per il mondo, Dio lo ha scelto per confondere i forti; quello che è ignobile e disprezzato per il mondo, quello che è nulla, Dio lo ha scelto per ridurre al nulla le cose che sono, perché nessuno possa vantarsi di fronte a Dio. Grazie a lui voi siete in Cristo Gesù, il quale per noi è diventato sapienza per opera di Dio, giustizia, santificazione e redenzione, perché, come sta scritto, chi si vanta, si vanti nel Signore (1Cor 1,20-31).

Questa non è una stranezza, ma la novità!

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