Quanta fede hai?

Quanta fede hai?

Domenica scorsa la Parola di Gesù ci invitava a non accumulare tesori  per sé ma ad arricchirsi presso Dio. Quello che noi consideriamo lo scopo della nostra vita: il cibo, i vestiti, la casa. In realtà sono preoccupazioni. E infatti siamo pieni di ansie e poveri di felicità.

Certo che non dobbiamo essere fatalisti o rassegnati o votati all’ascetismo: abbiamo bisogno di mangiare e bere, di ripararci, di riposare. Ma queste cose non sono la nostra felicità. Abbiamo bisogno di altro.

Allora, Gesù ci invitava a non ragionare secondo il mondo, secondo l’egoismo che ti riduce a una serie di bisogni da assecondare e cose da consumare e persone da superare, ma secondo Dio e il vangelo.

Il cibo, i vestiti, la casa come obiettivo, secondo la logica corrente, sono preoccupazioni e ansia, poiché tornerà sempre la fame, cambieranno sempre le mode e ci sarà sempre una casa più desiderabile. Il cibo, i vestiti, la casa, come strumenti per amare, secondo la logica nuova del Vangelo, allora diventano benedizioni.

E qual è la logica di Dio e del vangelo?

 

Credi che Dio si prende cura di te?

Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto dare a voi il Regno.

Ci credi o non ci credi che Dio è il Signore, che agisce nella storia e che è provvidente di tutto ciò che è necessario alla tua vita? E allora tutto quello che hai e che realizzi e per cui ti impegni è in elemosina, cioè per amore, considerando gli altri più importanti di te, senza aver più paura di perdere la vita, perché hai scoperto che Dio ti dà la vita in abbondanza, per sempre.

 

Cosa desideri nella verità del tuo cuore?

Dov’è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore.

Ci credi o non ci credi che Dio è il Signore e la tua felicità? Lo scopo della tua vita è possedere o amare come ti ama Dio? Il tuo desiderio più grande è stare tranquillo o amare come ti ama Dio? Il tuo desiderio è provare piacere e avere qualche soddisfazione oppure rendere felici gli altri?

Molti dicono di essere cristiani, ma cosa c’è realmente nel loro cuore? Quando organizzano le vacanze, si mettono a cercare i migliori ristoranti del luogo o gli orari dell’eucaristia domenicale? E temono più di perdere la messa o il portafoglio?

 

Cosa cerchi con passione ogni giorno?

Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese.

Perché ti alzi la mattina, fatichi tutto il giorno e vai a riposare la sera?  Cerchi la presenza del Signore negli avvenimenti, nelle relazioni, nelle decisioni? Cerchi la sua volontà o la tua? Cerchi il suo amore o il tuo compiacimento?

Si vede la differenza di sguardo e di cuore, tra chi sta lì tanto per stare e chi sta cercando la vita. Ce se ne accorge subito, già da come entrano in chiesa: se stanno lì per dovere o per desiderio; e anche da come ne escono: se fuggono prima e più lontano possibile o tornano rigenerati e pieni di gioia, per aver incontrato il Signore, riconosciuto presente storia quotidiana.

Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità io vi dico, si stringerà le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a servirli. E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell’alba, li troverà così, beati loro!

Tu desideri di metterti al servizio degli altri, non per dovere, ma perché hai scoperto che Dio desidera mettersi al servizio della tua felicità. Sei discepolo di Gesù, perché hai scoperto che il Signore viene a donarci la sua vita e il suo amore, il perdono, la pace, la felicità.

E allora, non ti fai fregare dalle illusioni che ti sfiniscono. Altrimenti, il Signore viene a renderti felice e tu non te ne accorgi.

Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora viene il ladro, non si lascerebbe scassinare la casa. Anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo».

L'equivoco possibile

Pietro, ragionando come noi, domanda: «Ma tutto questo per chi è? Vale anche per me e per tutti? Oppure c'è qualche via di mezzo? Qualche scorciatoia?».

E Gesù non se lo fila per niente, rendendolo consapevole di quanto sia stupida quella domanda davanti al Vangelo.

Come davanti a tante mie preghiere stupide, Gesù non se ne cura, fa finta di non aver sentito, per non dovermi fulminare all'istante, e continua a spiegare quale sia la logica di Dio e del Vangelo: chi si fida poco riceverà poco, chi crede per finta riceverà per finta, ma chi si fida molto riceverà molto, chi crede per davvero riceverà tutto.

La fede non chiede di perdere, ma di vincere. Non impone rinunce, ma offre il guadagno vero. Non è rassegnazione, ma combattimento delle battaglie che vale combattere. Non è questione di impegno, dovere, coerenza, ma di gratitudine. Non è la setta di quelli che si comportano bene, ma il popolo dei peccatori che si lasciano amare.

La fede, insomma, non si misura sul limite che non deve essere superato, come quando sulle porte delle chiese si indicano i centimetri di pelle in vista consentiti, oltre i quali si rimane fuori. La fede non si misura sul “fino a che punto devo arrivare”, ma sul desiderio senza limiti di somigliare a Dio e al Vangelo, per essere felici.

La fede non si misura e non cresce con le regole, ma con il desiderio.

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